Dal titolo della testata e dal suo sottotitolo si comprende bene chi siamo e cosa vogliamo nonché le ragioni per cui si è ritenuto opportuno ripresentare la testata di un giornale  – L’Italia Socialista – che, dopo la fine del Partito d’Azione nel 1947 con la conseguente chiusura del giornale del Partito, L’Italia Libera, per i due anni seguenti, usci – direttore Aldo Garosci , vice Paolo Vittorelli – quale espressione politica di quegli azionisti che avevano deciso di non confluire nel Psi o nel PRI oppure di entrare nel PCI come singoli e non come una componente del vecchio Partito, per continuare a marciare sulla strada di un socialismo autonomo; sulla linea che aveva prevalso al Congresso di Roma quando la mozione presentata da Tristano Codignola aveva ottenuto la maggioranza.

L’Italia socialista ebbe una vita breve, solo due anni. Si trattò, tuttavia, di un’esperienza significativa ed importante. Il gruppo raccolto intorno alla figura leader, Tristano Codignola, intraprese un lungo cammino nella politica italiana; protagonista di vicende travagliate non smarrì mai la bussola di un approdo socialista in un quadro di rinnovamento della sinistra, soggetto storico del rinnovamento del Paese nel nome della democrazia e della libertà. Lo guidava la ricerca di un socialismo autonomo capace di compiere quella rivoluzione democratica che il Paese non aveva mai avuto; lo muoveva l’ idea del socialismo liberale che Carlo Rosselli aveva teorizzato politicamente e storicamente giustificato; del socialismo quale realizzazione politica della libertà. Ossia, l’opposto dell’interpretazione socialdemocratica del socialismo delle libertà.

Attraverso il passaggio fondamentale di Unità Popolare – cui confluirono il Movimento di Autonomia Socialista, guidato da Tristano Codignola e Piero Calamandrei; l’ Unione di Rinascita Repubblicana, guidato da Oliviero Zuccarini e Marcello Morantecu i aderì pure Ferruccio Parri e Giustizia e Libertà, una formazione politica costituita nel gennaio 1953 dallo scrittore Carlo Cassola –  nell’impedire il passaggio della “legge truffa”, dopo il Congresso di Venezia del PSI (febbraio 1957) che sancì la rottura del patto d’unità d’azione coi comunisti, il Movimento confluì nel PSI.

Era l’approdo naturale anche perché la scelta compiuta dal PSI a Venezia voleva essere qualcosa di più di un atto politico significativo quale la rottura coi comunisti; voleva significare una nuova stagione storica per il socialismo italiano all’insegna dell’autonomia e al recupero di un ruolo di guida della sinistra italiana nella riforma strutturale della società italiana. L’approdo del social-azionismo sembrava raggiunto. Infatti, nella fase dell’appoggio esterno al IV governo Fanfani che precede il centro-sinistra organico del dicembre presieduto da Aldo Moro, si realizzano due riforme veramente di struttura: la nazionalizzazione dell’energia elettrica di cui Riccardo Lombardi fu l’emblema e quella della scuola dovuta all’impegno di Tristano Codignola. Successivamente, nel maggio 1970, divenne legge lo Statuto dei lavoratori voluto e perseguito da un altro esponente socialista che veniva dal Partito d’Azione: Giacomo Brodolini.

Abbiamo voluto ricordare brevemente queste vicende per indicare da dove idealmente veniamo; in quale terreno storico e culturale affondano le nostre radici ; sono quelle del socialismo liberale di Carlo Rosselli,  dell’azionismo quale sintesi delle culture della “rivoluzione democratica”, del socialismo autonomistico quale forza motore per superare il sistema capitalistico secondo i mezzi e le istituzioni della democrazia in fedeltà assoluta alle pratiche e  al principio ispiratore della libertà.

L’Italia vive una lunga fase di decadenza dei propri assetti democratici. La destra che affonda le proprie radici a Salò è al governo: nazionalismo, sovranismo, razzismo, oscurantismo antimodernista, negazione dell’antifascismo quale motivo storico fondante della Repubblica e della Costituzione, vuoto di classe dirigente, assenza di partito politici degni di questo nome, caduta del livello morale del Paese, restrizione dei diritti, povertà in aumento, mancanza di fiducia nel futuro, disorganizzazione crescente di quanto è pubblico, un Sud e un Nord che si allontanano sempre di più, censura delle idee, erosione continua dello Stato di diritto, sono alcuni dei dati che contraddistinguono la nostra crisi. Altri ne potremmo aggiungere. Sono tutti elementi allarmanti rispetto ai quali la coscienza democratica non può rimanere insensibile. Crediamo che, a fronte della situazione attuale, chi ha a cuore l’Italia e conserva la memoria di quanto sia costata la conquista della libertà e della democrazia abbia il dovere di fare qualcosa, di trovare una forma di impegno, di  donare al Paese un gesto morale di serietà e di consapevolezza nella coscienza che la politica, quella vera, non certo  quella farsesca e tragica dell’oggi, per farsi abbia bisogno di una cultura politica che la presupponga con forte impronta etica  per maturare in ideologia; ossia, in  ragionamento sulla rappresentazione della realtà.

Noi crediamo nella necessità del socialismo; noi ritroviamo nel social-azionismo i valori culturali e politici per rifondare la politica democratica italiana. Crediamo che il Partito d’Azione abbia lasciato un’eredità che appartiene al presente; che c’è un mondo di valori, di idee e di esperienze cui attingere per ridare nobiltà alla politica e al suo agire: è una consapevolezza che viviamo come un dovere repubblicano. Noi affermiamo la validità del doverismo in un Paese dal basso sentire morale nel quale dilaga una corruzione di vaste proporzioni.

Non siamo le nostalgiche guardie del Pantheon. Siamo coloro che in un Paese nel quale prevale una furbizia proprietaria del senso comune, affermano con fermezza la validità di principi e, attraverso quanto possono fare, con le non troppe forze che hanno, si impegnano a essere nella lotta armati solo delle proprie idee, dei propri riferimenti, della ferma volontà per fare argine alla disgregazione. Si impegnano a non mollare per contribuire a far crescere l’istanza politica di una palingenesi morale, intellettuale e politica che difenda ed espanda la democrazia in fedeltà agli ideali rosselliani della giustizia e della libertà.

Ripresentare, per come possiamo, questa testata non è l’omaggio a un passato, ma il riconoscimento che gli ideali e le intenzioni politiche che la fecero nascere erano validi allora e continuano ad esserlo oggi.